TY  -  JOUR
AU  -  Rosso, Gianluca
AU  -  Bertetto, Niccolò
AU  -  Coppola, Isabella
AU  -  Maina, Giuseppe
T1  -  Gli stabilizzatori dell’umore nel trattamento degli stati misti 
del disturbo bipolare
PY  -  2012
Y1  -  2012-07-01
DO  -  10.1708/1139.12555
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  47
IS  -  4
SP  -  281
EP  -  293
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1139.12555
N2  -  Introduzione. Gli stati misti rappresentano un’evenienza frequente nel contesto dei disturbi bipolari (circa il 40% degli episodi acuti). Si tratta di quadri clinici complessi e di elevata gravità, che spesso pongono al clinico importanti problematiche sia dal punto di vista diagnostico sia da quello terapeutico. Lo scopo di questo articolo è compiere una completa revisione della letteratura scientifica riguardante il trattamento degli stati misti con farmaci stabilizzatori dell’umore. Metodi. Sono stati presi in considerazione tutti gli studi presenti su MEDLINE (Medical Literature Analysis and Retrieval System Online), utilizzando il motore di ricerca PubMed e selezionandoli in base alle seguenti parole chiave: “mixed mania o mixed state(s) o mixed episode(s) treatment o therapy”. Risultati. Il numero di studi randomizzati controllati sul trattamento degli stati misti è limitato. La maggioranza dei dati reperibili in letteratura deriva da subanalisi condotte nell’ambito di studi focalizzati sul trattamento della mania. Ciononostante, le evidenze attuali demarcano che, tra gli stabilizzatori dell’umore, l’acido valproico, l’olanzapina e l’aripiprazolo siano da considerarsi farmaci di prima scelta. Il litio ha meno evidenze a sostegno della propria efficacia nella cura degli stati misti, ma può rappresentare una valida opzione in caso di terapia combinata. Discussione. È auspicabile la pubblicazione di ulteriori studi riguardanti il trattamento degli stati misti. L’adozione di criteri diagnostici meno restrittivi e universalmente riconosciuti potrebbe consentire la selezione di campioni di pazienti più numerosi e allo stesso tempo più omogenei, permettendo di ottenere dati più specifici e significativi sull’efficacia delle terapie farmacologiche.
ER  -   
