TY  -  JOUR
AU  -  Ceraudo, Giuseppe
AU  -  Vannucchi, Giulia
AU  -  Massei, Guido Jacopo
AU  -  Perugi, Giulio
AU  -  Dell'Osso, Liliana
T1  -  ADHD nell’adulto: aspetti clinici e implicazioni terapeutiche
PY  -  2012
Y1  -  2012-11-01
DO  -  10.1708/1183.13089
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  47
IS  -  6
SP  -  451
EP  -  464
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/09
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1183.13089
N2  -  Il disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD) è stato descritto originariamente come un disturbo dell’infanzia e dell’adolescenza. Numerose evidenze supportano, oggi, una continuità sindromica fra infanzia, adolescenza ed età adulta. L’identificazione dei soggetti adulti con ADHD pone numerose problematiche di diagnosi differenziale. Nell’adulto, infatti, l’ADHD tende a presentarsi spesso associato a disturbi dell’umore e/o disturbi da uso di sostanze, almeno nelle casistiche cliniche che giungono all’osservazione dello psichiatra. Non è ancora chiaro se esista un pattern sintomatologico dell’ADHD specifico dell’età adulta che si esprime prevalentemente attraverso i deficit attentivi e le manifestazioni comportamentali conseguenti, piuttosto che con l’iperattività. La comorbilità, a sua volta, influenza quadro clinico, gravità, storia naturale, prognosi, trattamento. In particolare, ADHD, disturbo bipolare e abuso di sostanze coesistono in un numero rilevante di casi, venendo a costituire uno specifico fenotipo, spesso resistente ai trattamenti. L’uso di sostanze, talora multiple, comprende alcol, cocaina, stimolanti ed eroina;  inevitabilmente complica il decorso e la scelta del trattamento. La diagnosi di ADHD nell’adulto, in forma residua o incompleta, ha implicazioni profonde sul piano terapeutico. Psicostimolanti e altri composti ad azione specifica sulla sintomatologia dell’ADHD si sono rivelati utili anche nell’adulto e trovano indicazione in queste forme, sia in monoterapia sia in associazione con altri farmaci, come per esempio gli stabilizzanti dell’umore. Tuttavia è necessaria cautela nel loro impiego quando coesiste un disturbo dell’umore, per la possibile induzione di viraggi maniacali o di rapida ciclicità. Ulteriori ricerche sono necessarie per meglio definire le caratteristiche cliniche del disturbo nell’adulto e per elaborare programmi terapeutici universalmente riconosciuti.
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