TY  -  JOUR
AU  -  Rusconi, Anna Carlotta
AU  -  Valeriani, Giuseppe
AU  -  Carlone, Cristiano
AU  -  Raimondo, Pasquale
AU  -  Quartini, Adele
AU  -  Coccanari de' Fornari, Maria Antonietta
AU  -  Biondi, Massimo
T1  -  Internet addiction disorder e social network: analisi statistica 
di correlazione e studio dell’associazione con l’ansia da interazione sociale
PY  -  2012
Y1  -  2012-11-01
DO  -  10.1708/1183.13093
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  47
IS  -  6
SP  -  498
EP  -  507
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1183.13093
N2  -  Introduzione. L’internet addiction disorder (IAD) è un emergente disturbo psichiatrico, assimilabile a problemi di discontrollo degli impulsi e correlato all’uso disadattativo delle nuove reti e tecnologie sociali e virtuali. Scopo. Il nostro studio si propone di analizzare la presenza di IAD tra gli adolescenti e studiare la correlazione con l’ansia da interazione sociale. Si è indagata, inoltre, la possibilità che i social network (SN) rappresentino una fonte di rischio per lo sviluppo di IAD. Materiali e metodi. Il gruppo in esame è composto da 250 soggetti, di età tra 14 e 18 anni. Sono stati loro somministrati: Internet Addiction test di Young; IAS (Interaction Anxiousness Scale), AAS (Audience Anxiousness Scale) e SISST (Social Interaction Self-Statement Test) per analizzare la dimensione dell’ansia da interazione sociale. Risultati. È emersa una percentuale di IAD del 2%. I SN rappresentano l’uso più comune della rete nel nostro campione, ma non sono, tuttavia, i siti più cliccati dai soggetti con IAD. Si evidenzia, infine, una correlazione tra ansia da interazione sociale e IAD, ma non vi sono differenze significative nei punteggi delle scale dell’ansia sociale in base all’uso/non uso dei SN. Conclusioni. L’uso dei SN inteso come variabile singola non correla con aumentato rischio per IAD, né per aumentata ansia da interazione sociale. Se associato, invece, all’uso prolungato della rete per 5-6 ore o più, o al concomitante utilizzo di chat e/o net-game, si ritrova un più significativo rischio psicopatologico. I dati presentati necessitano di ulteriori approfondimenti, al fine di orientare nuovi modelli patogenetici e opportune strategie d’intervento.
ER  -   
