TY  -  JOUR
AU  -  Poletti, Michele
AU  -  Bonuccelli, Ubaldo
T1  -  Lo spettro psicopatologico nella variante comportamentale 
della demenza frontotemporale
PY  -  2013
Y1  -  2013-03-01
DO  -  10.1708/1272.14039
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  48
IS  -  2
SP  -  146
EP  -  154
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1272.14039
N2  -  Introduzione. Scopo del lavoro è stato descrivere lo spettro psicopatologico nella variante comportamentale della demenza frontotemporale. Metodi. Vengono descritti la storia clinica, le alterazioni comportamentali, il profilo neuro­psicologico e i risultati delle neuroimmagini (risonanza magnetica, tomografia a emissione di positroni) di 8 pazienti con variante comportamentale della demenza frontotemporale. Risultati. 5 pazienti presentano una storia psichiatrica positiva; da un punto di vista psicopatologico, 5 pazienti presentano prevalentemente una sintomatologia di tipo esternalizzante/disinibito e 3 pazienti presentano prevalentemente una sintomatologia di tipo internalizzante/apatico; l’esordio è solitamente insidioso, con andamento progressivo e scarsa consapevolezza dei cambiamenti comportamentali e di personalità che si manifestano. Dal punto di vista cognitivo, 2 pazienti presentano un quadro cognitivo globalmente preservato al momento della diagnosi, mentre 6 pazienti presentano difficoltà cognitive a carico di più funzioni, soprattutto la memoria a lungo termine, le funzioni esecutive dorsolaterali e orbitofrontali, e in misura minore le funzioni visuospaziali e prassico-costruttive. Dal punto di vista delle neuroimmagini i risultati sono eterogenei, con la maggioranza di pazienti che mostrano atrofia corticale e ipometabolismo frontotemporale. Conclusioni. La variante comportamentale della demenza frontotemporale si caratterizza per un ampio spettro di alterazioni psicopatologiche, sia di tipo internalizzante/apatico sia di tipo esternalizzante/disinibito. La valutazione neuropsicologica permette un’individuazione precoce di deficit a carico delle funzioni cognitive, in particolare delle funzioni esecutive, connesse alla corteccia prefrontale. L’eterogeneità delle neuroimmagini suggerisce la necessità che ai criteri diagnostici comportamentali si aggiungano anche criteri basati sui reperti neuroradiologici.
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