TY  -  JOUR
AU  -  Innocenti, Claudia
AU  -  Fioravanti, Giulia
AU  -  Spiti, Raffaello
AU  -  Faravelli, Carlo
T1  -  La sindrome di Stendhal fra psicoanalisi e neuroscienze
PY  -  2014
Y1  -  2014-03-01
DO  -  10.1708/1461.16139
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  49
IS  -  2
SP  -  61
EP  -  66
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/12
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1461.16139
N2  -  La sindrome di Stendhal fu proposta e analizzata per la prima volta nel 1997 dalla psichiatra fiorentina Graziella Magherini, che osservò e descrisse la comparsa di crisi psichiatriche acute e inaspettate in turisti messi al cospetto di opere d’arte. Scopo. Lo scopo di tale studio è valutare se a distanza di qualche decennio la sindrome di Stendhal abbia acquisito una validità più solida da un punto di vista scientifico. Viene valutato il rapporto tra arte e psicopatologia sia in ottica più strettamente psicoanalitica sia in ottica neurobiologica, con particolare riferimento al più recente filone della neuroestetica. Materiali e metodi. È stata effettuata una revisione aggiornata della letteratura in tal proposito, mettendo a confronto l’interpretazione psicologica con quella neurobiologica. Risultati. Sembra che particolari aree del cervello siano deputate al riconoscimento di caratteristiche significative dell’oggetto rappresentato nell’opera d’arte. Conclusioni. La sindrome di Stendhal non può essere definita una vera e propria patologia; resta comunque evidente il fatto che nel momento in cui si osserva un’opera d’arte, si verifica un’attivazione di specifiche strutture cerebrali coinvolte nella formazione del vissuto emotivo.
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