TY  -  JOUR
AU  -  Rusconi, Anna Carlotta
AU  -  Valeriani, Giuseppe
AU  -  Carluccio, Giuseppe Mattia
AU  -  Majorana, Michele
AU  -  Carlone, Cristiano
AU  -  Raimondo, Pasquale
AU  -  Ripà, Stefano
AU  -  Marino, Pietropaolo
AU  -  Coccanari de' Fornari, Maria Antonietta
AU  -  Biondi, Massimo
T1  -  Consumo di caffè nei disturbi depressivi: una dose giusta, non per tutti
PY  -  2014
Y1  -  2014-07-01
DO  -  10.1708/1600.17452
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  49
IS  -  4
SP  -  164
EP  -  171
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/09
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/1600.17452
N2  -  La caffeina è considerata la sostanza psicoattiva più diffusa nel mondo. Le sue azioni sul sistema nervoso centrale, mediate principalmente dall’antagonismo dei recettori adenosinici e conseguente modulazione dell’attività dopaminergica, sarebbero particolarmente ricercate dal paziente depresso, quale tentativo di automedicazione. Tuttavia, alcuni dati suggeriscono come il consumo di caffè comporti un peggioramento della condizione psicopatologica nel paziente con disturbo dell’umore. Abbiamo pertanto voluto effettuare una revisione di tutti i dati disponibili in letteratura inerenti il consumo di caffè nei disturbi depressivi per verificare gli effetti in termini di andamento clinico della psicopatologia di base. È stata effettuata una ricerca bibliografica su Medline/PubMed e PsychINFO utilizzando come parole chiave “coffee AND major depression”, “coffe AND dysthymia”. Sono stati selezionati gli studi in lingua inglese e condotti esclusivamente sull’uomo. Sebbene i dati della letteratura scientifica non siano univoci, ampi studi di follow-up indicano un significativo effetto della caffeina sulla riduzione del rischio di sviluppare sintomi clinici di depressione. Un peggioramento clinico è stato riscontrato principalmente nei casi di depressione post partum e comorbilità con disturbo da attacchi di panico. Pur considerando i limiti degli studi presenti in letteratura è possibile tracciare un quadro bifasico degli effetti psicostimolanti della caffeina: a dosi basso-moderate può correlare con potenziale riduzione del rischio depressivo nei soggetti sani e miglioramento di molti sintomi clinici (attenzione, arousal, performance psicomotorie) nei pazienti depressi; l’assunzione invece di alte dosi può indurre disregolazione dell’equilibrio timico, peggiorare i profili circadiani e i sintomi d’ansia e favorire stati affettivi di tipo misto.
ER  -   
