TY  -  JOUR
AU  -  Ferracuti, Stefano
AU  -  Biondi, Massimo
T1  -  La riforma dell’ordinamento penitenziario. 
Una rivoluzione culturale che investe i Servizi di Salute Mentale
PY  -  2018
Y1  -  2018-01-01
DO  -  10.1708/2866.28918
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  53
IS  -  1
SP  -  1
EP  -  4
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/2866.28918
N2  -  La riforma dell’ordinamento penitenziario (legge 103/2017) che sta per entrare in vigore in Italia rappresenta una rivoluzione copernicana per la gestione dei pazienti psichiatrici autori di reato, e costituisce un mutamento al pari di quanto accaduto con la legge 180 del 1978. I principi fondamentali su cui si basa sono: 1) l’estensione della facoltà di sospendere la pena anche nei confronti di chi si trova in condizioni di grave infermità psichica; 2) la piena operatività del Sistema Sanitario Nazionale (SSN) e dei Dipartimenti di Salute Mentale (DSM) negli istituti penitenziari; 3) la costituzione di “Sezioni per detenuti con infermità” carcerarie, a esclusiva gestione sanitaria per soggetti con disturbi psichici, affidate ai DSM; 4) la riforma della disciplina dell’affidamento in prova al Servizio Sociale anche per detenuti con pene fino ai 6 anni, se affetti da malattia mentale, con procedura simile a quella già in atto nei Servizi per le Tossicodipendenze (SerT). L’articolo affronta gli aspetti positivi della riforma, ma anche le criticità che essa presenta nei suoi aspetti attuativi: formazione degli agenti di polizia penitenziaria e degli operatori sanitari; impiego sostanziale e decisivo della psichiatria negli istituti di pena; funzioni di controllo da parte del DSM sui pazienti; mancanza di personale e di fondi. Lo scopo finale della riforma è il contenimento della recidiva, e il sistema va organizzato su questo obiettivo.
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