TY  -  JOUR
AU  -  Bersani, Giuseppe
AU  -  Rinaldi, Raffaella
AU  -  Iannitelli, Angela
T1  -  Il suicidio assistito degli italiani in Svizzera 
e il silenzio della psichiatria
PY  -  2018
Y1  -  2018-07-01
DO  -  10.1708/2954.29693
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  53
IS  -  4
SP  -  173
EP  -  176
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/20
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/2954.29693
N2  -  Il dibattito sulla risposta da dare alle diverse forme di richiesta di morte ha assunto ormai da molti anni una dimensione estremamente ampia nell’opinione pubblica del mondo occidentale e si richiama evidentemente a posizioni di principio spesso assai diversificate, quando non del tutto contrapposte. Ma al di là delle posizioni culturali, politiche o di principio, un ulteriore elemento critico, spesso sottovalutato o non considerato, riguarda la capacità di una persona di formulare in modo valido il consenso informato alla richiesta di morte, sulla base degli stessi criteri della validità del consenso informato a qualunque atto medico. Questo assume un particolare rilievo nel caso del suicidio assistito. Il suicidio assistito rappresenta un fenomeno in netta crescita nel mondo occidentale. Legale in molte nazioni, in Svizzera è consentito anche a cittadini stranieri, alimentando così il cosiddetto “turismo del suicidio”. Oltre a malattie neoplastiche e neurologiche disabilitanti, anche la depressione è stata accettata come malattia che rende possibile il suicidio assistito. Questo impone considerazioni cliniche ed etiche profonde, poiché la depressione è unanimemente riconosciuta come una malattia curabile e perché essa nelle sue forme più gravi, quali quelle in cui domina l’ideazione suicidaria, può compromettere la capacità del paziente di esprimere un consenso valido a qualunque atto medico, incluso naturalmente il suicidio assistito. Inoltre, viene spesso trascurato il fatto che ogni malattia somatica grave e invalidante, fonte di intensa e cronica sofferenza, comporta il rischio molto elevato di insorgenza di condizioni depressive non riconosciute, in grado a loro volta di influenzare negativamente la capacità di esprimere un valido consenso. Davanti a tale situazione, che ha coinvolto negli ultimi anni un numero elevato anche di cittadini italiani, appare assolutamente carente la voce della psichiatria, che contrappone il suo silenzio alle opinioni di chi non vuole tenere conto delle sue potenzialmente fondamentali considerazioni.
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