TY  -  JOUR
AU  -  Nivoli, Alessandra M.A.
AU  -  Milia, Paolo
AU  -  Depalmas, Cristiano
AU  -  Nivoli, Giancarlo
AU  -  Biondi, Massimo
AU  -  Taras, Giulia
AU  -  Lorettu, Liliana
T1  -  Sulla psichiatrizzazione e imprevedibilità del comportamento violento sulla persona
PY  -  2020
Y1  -  2020-11-01
DO  -  10.1708/3504.34905
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  55
IS  -  6
SP  -  33
EP  -  39
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/3504.34905
N2  -  Il rapporto tra malattia mentale e comportamento violento è un fenomeno complesso. La letteratura scientifica indica che la presenza di una malattia mentale, anche severa, non è sufficiente, da sola, per prevedere né motivare un comportamento violento, il quale sembra essere maggiormente associato ad altre variabili intermedie. Il fenomeno della psichiatrizzazione del comportamento violento può essere definito, da un punto di vista psichiatrico-forense, come l’attribuzione pregiudiziale ed errata alla malattia mentale di fattore causale in relazione al comportamento violento. Questo fenomeno comporta conseguenze nella pratica clinica psichiatrica, ma anche a livello della stigmatizzazione sociale, della gestione delle risorse logistiche, organizzative ed economiche, e infine a livello del sistema giudiziario. Nel presente scritto saranno analizzate alcune criticità cliniche legate alla psichiatrizzazione del comportamento violento, tra cui la necessità di differenziare l’eziologia clinica e la causalità giuridica, la prevedibilità ed evitabilità, i fattori clinici protettivi e quelli di rischio, i limiti della diagnosi categoriale psichiatrica, la necessità di informazioni specifiche vittimologiche, le criticità della farmacoterapia. Saranno inoltre analizzate alcune criticità forensi, tra cui gli errori di metodologia clinica e forense [la psichiatrizzazione del sintomo, la contaminazione pregiudiziale, il mascheramento della diagnosi (diagnostic overshadowing), la causalizzazione giuridica dei fattori protettivi e di rischio], l’utilizzo della diagnosi categoriale in ambito forense, la psichiatrizzazione di esperienza umane non patologiche, la criminalizzazione del soggetto con disturbo psichico. In conclusione, si evidenzia come principio psichiatrico, sia clinico che forense, che un soggetto può anche avere un disturbo psichico, anche grave, ma tale disturbo non necessariamente si trova in relazione causale con il comportamento violento. La mancanza di una relazione casuale implicitamente rende difficile, se non impossibile, a seconda dei casi, la prevedibilità del comportamento violento, sia nella popolazione generale sia negli individui con patologie psichiatriche.
ER  -   
