TY  -  JOUR
AU  -  Riva, Marco A.
T1  -  Antipsicotici di terza generazione: focus su cariprazina
PY  -  2021
Y1  -  2021-03-01
DO  -  10.1708/3606.35842
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  56
IS  -  2
SP  -  1
EP  -  9
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/22
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/3606.35842
N2  -  I farmaci antipsicotici rappresentano un presidio fondamentale per il trattamento della schizofrenia e di altre patologie psichiatriche. La definizione di antipsicotici racchiude tuttavia molecole estremamente eterogenee dal punto di vista del meccanismo d’azione e delle implicazioni cliniche. Mentre nella prima parte di questa rassegna saranno evidenziate le maggiori criticità nel trattamento della schizofrenia, l’attenzione si focalizzerà sulla maggiore “innovazione” farmacologica degli ultimi anni, rappresentata dallo sviluppo di agonisti parziali per i recettori D2 e D3, una strategia che garantirebbe una “stabilizzazione” della funzionalità dopaminergica alterata nel paziente schizofrenico. Uno di tali farmaci è cariprazina, che si differenzia dalle altre molecole grazie alla maggiore affinità per il recettore dopaminergico D3. Vengono quindi descritti dettagliatamente i meccanismi recettoriali e funzionali che caratterizzano l’azione di cariprazina, sia rispetto agli altri agonisti parziali, sia rispetto agli antipsicotici di seconda generazione, al fine di evidenziare le peculiarità della molecola e di come tali meccanismi potrebbero modificare la funzionalità di specifici circuiti cerebrali associati ai principali domini funzionali alterati nella schizofrenia. L’attività di agonista parziale per il recettore dopaminergico D3, decisamente prevalente rispetto agli altri meccanismi recettoriali, rappresenta il meccanismo che più facilmente si associa al miglioramento dei sintomi negativi e di alcune specifiche componenti a esso associati, come i deficit di motivazione. Inoltre, tale meccanismo unitamente al legame con altri recettori è anche compatibile con un effetto positivo sui deficit cognitivi, spesso associati a una ridotta funzionalità della corteccia prefrontale, e sull’abuso di sostanze, una frequente problematica di comorbilità con la schizofrenia.
ER  -   
