TY  -  JOUR
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AU  -  De Ronchi, Diana
T1  -  Il suicidio assistito per pazienti con depressione grave. Un’opzione inaccettabile che gli psichiatri devono combattere fermamente
PY  -  2025
Y1  -  2025-03-01
DO  -  10.1708/4487.44879
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  60
IS  -  2
SP  -  88
EP  -  91
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/04/29
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/4487.44879
N2  -  Il dibattito sul suicidio assistito in pazienti affetti da depressione grave solleva questioni complesse di natura clinica, etica, scientifica, medico-legale e culturale. Il presente contributo si propone di affermare che tale opzione non è accettabile nel contesto della malattia depressiva, anche nelle sue forme più gravi e resistenti ai trattamenti. La depressione non rappresenta una condizione irreversibile o terminale: esistono molteplici possibilità di trattamento, sono documentate remissioni anche spontanee e tardive, e l’ideazione suicidaria deve essere considerata un sintomo cardinale della malattia, non il frutto di una decisione ponderata. Sotto il profilo scientifico, mancano biomarcatori affidabili per definire l’“incurabilità” della depressione e la prognosi del disturbo è spesso incerta. Eticamente, il principio di non maleficenza impone al medico di non contribuire alla morte del paziente, mentre la vulnerabilità di chi soffre di depressione grave ne compromette la capacità di autodeterminazione. Dal punto di vista medico-legale, è estremamente difficile valutare con certezza la capacità di “intendere e volere” in tali condizioni. Infine, sul piano simbolico e culturale, la psichiatria deve riaffermare il proprio mandato di cura e di contrasto alla disperazione, evitando derive pericolose che potrebbero legittimare lo stigma e il contagio suicidario. In conclusione, lo psichiatra non può e non deve assumere il ruolo di facilitatore di morte, ma deve continuare a offrire cura, speranza e protezione anche nei contesti clinici più complessi.
ER  -   
