TY  -  JOUR
AU  -  Faravelli, Carlo
T1  -  Dalla melancolia alla depressione maggiore: 
un excursus critico
Y1  -  2026-07-01
DO  -  10.1708/4747.47645
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  61
IS  -  4
SP  -  181
EP  -  192
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/07/28
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/4747.47645
N2  -  Viene tracciata la storia del passaggio dal concetto kraepeliniano di psicosi maniaco-depressiva e depressione endogena all’attuale modello della depressione maggiore. In particolare, vengono ripercorsi in maniera critica i cambiamenti che nell’ultimo secolo hanno caratterizzato la transizione dalla psicopatologia narrativa dell’epoca positivista alla psichiatria operazionale del DSM-III e dei suoi successori: la nascita della psicofarmacologia, con conseguente ingresso degli interessi di mercato nella psichiatria e la de-istituzionalizzazione, hanno spostato la casistica della psichiatria dai manicomi agli ambulatori, determinandone una enorme variazione sia quantitativa che qualitativa. La diversa composizione delle casistiche, con sempre maggiore prevalenza dei casi non psicotici e il progressivo abbandono del substrato culturale fenomenologico a favore di paradigmi più empirici, ha reso inadeguate le vecchie classificazioni basate sui criteri narrativi. Da qui la necessità di modelli più “scientifici” spinti prevalentemente dal dover avere la riproducibilità indispensabile per l’applicazione dei metodi della scienza. Questo articolo si concentra in particolare sulle modificazioni che ha subito il concetto di malattia depressiva, nel passaggio dalla psicopatologia descrittiva all’attuale diagnosi operazionale. Le varie forme di depressione descritte prima del DSM-III, poste all’esame del DSM-5, o sono ignorate oppure vengono fagocitate dall’unica grande categoria del disturbo depressivo maggiore, che si rivela così un grande contenitore verosimilmente privo di omogeneità. D’altra parte, quello che gli estensori dei DSM (dell’ultimo in particolare) hanno proposto come rimedio, la sotto-categorizzazione del disturbo attraverso la descrizione di tipologie particolari (gli specificatori), viene di fatto ignorato tanto nella ricerca quanto nella pratica clinica.
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