TY  -  JOUR
AU  -  Altamura, Alfredo Carlo
T1  -  A proposito della Legge 180 trent’anni dopo: riflessioni su una Psichiatria che cambia (e sul ruolo dello psichiatra)
PY  -  2009
Y1  -  2009-05-01
DO  -  10.1708/438.5169
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  44
IS  -  3
SP  -  145
EP  -  148
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/05/21
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/438.5169
N2  -  Nel 1978, la Legge 180 ha chiuso i manicomi psichiatrici al fine d’implementare l’assistenza territoriale. Dopo 30 anni dall’introduzione della 180, occorre fare il punto sui limiti e sui bisogni non corrisposti della legge. Questa, in realtà, nasceva dalla psichiatria sociale degli anni ’60 ed era incentrata sui supposti determinanti sociali delle psicosi croniche e riservava scarsa attenzione ad altri importanti settori (quali quelli biologici) e ambiti diagnostici (quali i disturbi dell’umore e d’ansia). Il modello della 180, infatti, appare del tutto privo delle recenti acquisizioni epidemiologiche, diagnostiche, psicobiologiche e terapeutiche, che indicano un’etiopatogenesi multidimensionale per i disturbi mentali. La 180 ha, inoltre, fortemente influenzato la formazione delle recenti generazioni di psichiatri in una prospettiva dogmatica e riduzionistica, improntata a enfatizzare la dimensione sociale dei disturbi mentali e a dare minore attenzione ad aspetti più clinici e ai disturbi non psicotici. Allo stato attuale occorre che gli psichiatri italiani riacquistino il loro ruolo, la loro identità e le loro capacità cliniche in una visione più aperta e aggiornata della complessità etiopatogenetica dei disturbi mentali, reintegrando a tutti gli effetti la Psichiatria in una dimensione medica al pari di tutti i Paesi più avanzati.
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