TY  -  JOUR
AU  -  Di Donato, Roberta
AU  -  Pellegrino, Rachela
AU  -  Sabella, Lucia
AU  -  Botticelli, Francesca
AU  -  Vitale, Arianna
AU  -  Accattatis, Cesare
AU  -  Capasso, Maria Teresa
AU  -  Fioravanti, Mario
T1  -  La valutazione della simulazione e della dissimulazione nei profili del test MMPI-2
PY  -  2010
Y1  -  2010-05-01
DO  -  10.1708/497.5896
JO  -  Rivista di Psichiatria
JA  -  Riv Psichiatr
VL  -  45
IS  -  3
SP  -  163
EP  -  169
PB  -  Il Pensiero Scientifico Editore
SN  -  2038-2502
Y2  -  2026/08/24
UR  -  http://dx.doi.org/10.1708/497.5896
N2  -  Scopo. L’obiettivo di questo studio è quello di identificare criteri che consentano una differenziazione tra profili del Minnesota Multiphasic Personality Inventory-2 (MMPI-2) compilati con atteggiamento di minimizzazione di problematiche presenti (dissimulazione) da profili compilati con atteggiamento di spontaneità e compliance con la situazione d’esame. Metodi. Profili MMPI di 655 pazienti afferenti alla UOC di Psicologia Clinica del DAI di Neurologia e Psichiatria del Policlinico Umberto I della Sapienza Università di Roma. I pazienti sono stati suddivisi in due gruppi, in base al motivo per il quale si presentavano al servizio: quelli che si sono sottoposti volontariamente a valutazione psicodiagnostica e quelli che hanno dovuto sottoporsi a valutazione su richiesta di un’autorità esterna, come nel caso di coloro ai quali è stata sospesa la patente di guida. Si è ipotizzato che quest’ultimo gruppo assuma un atteggiamento tale da cercare di non apparire con disturbi che eviterebbero la concessione del vantaggio atteso. Le variabili analizzate sono state le scale cliniche e le scale di validità dell’MMPI-2, l’indice F-K e la scala Ds di Gough. In base ai valori dell’indice F-K e Ds i soggetti sono stati riclassificati in tre categorie, distinte per modalità di simulazione: protocolli spontanei, difesi e dubbi. Risultati. I profili dell’MMPI-2 differiscono sia per l’andamento delle scale cliniche sia per quello delle scale di validità. La sensibilità e la specificità dei punteggi di riclassificazione dei profili in base all’atteggiamento di dissimulazione sono entrambe del 76%. Conclusioni. I dati in letteratura danno sostegno all’ipotesi che l’atteggiamento di simulazione è identificabile nei casi di accentuazione psicopatologica. I dati di questo lavoro mostrano che sono anche identificabili i casi di minimizzazione difensiva. Ciò permette di sostenere l’ipotesi che la simulazione sia una caratteristica dimensionale che può assumere valori estremi nei due sensi: aggravamento di disturbi minimi o assenti e soppressione di disturbi invece presenti.
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